DOCUMENTO TECNICO SIPA N. 4
Considerazioni sull’ impatto del Piano Nazionale ovaiole sul settore
Considerazioni sull’ impatto del Piano Nazionale ovaiole sul settore
Alcune considerazioni in una breve nota della SIPA sulle misure di biosicurezza degli allevamenti avicoli e di quelli all’ aperto in particolare
Le notizie provenienti in questi giorni dalla Turchia hanno riportato alla ribalta delle cronache giornalistiche e televisive il problema Influenza Aviare (IA). Si riporta un breve commento del Direttivo della SIPA
Influenza Aviare: riflessioni di alcuni veterinari della Società Italiana di Patologia Aviare (S.I.P.A.) sulla situazione attuale
Il Pneumovirus aviare (APV) è l’agente eziologico di due importanti malattie quali la Rinotracheite Infettiva del tacchino (TRT) e la Malattia della testa gonfia (“Swollen Head Syndrome”, SHS). Diversi sono gli strumenti diagnostici attualmente disponibili e tra questi, l’applicazione di una RT-PCR per l’identificazione del virus, seguita da una nested-PCR per la tipizzazione del sottotipo.
L’IZS di Forlì ha creato un archivio bibliografico sugli ectoparassiti del comparto avicolo. Si tratta di una raccolta aggiornata e continuativa di numerosi lavori scientifici stranieri ( Poultry Science, Journal of Economic Entomology, Medical Veterinary Etomology, Pesticide Biochemistry and Physiology , Pesticides in the environment, Pesticide Science), contributi italiani (Parassitologia, Disinfestazione ed igiene ambientale, Avicoltura), tesi di laurea italiane e libri sull’argomento del tema. Sono incluse anche le note tecniche delle industrie produttrici di biocidi.
I temi raccolti sono: biologia degli ectoparassiti, sistemi di lotta integrata (IPM), lotta con sistemi fisici, lotta biologica, gestione della pollina, la resistenza delle mosche sugli insetticidi/larvicidi, i larvicidi IGRs, impatto ambientale, ecc. Lo scopo è quello di stimolare e sviluppare le competenze tecniche della componente veterinaria del settore che attualmente risultano essere insufficienti e troppo teoriche. Questa iniziativa offrirà raccomandazioni e linee guida per la lotta integrata agli ectoparassiti e sembra essere la prima in Italia.
La streptocariasi è una grave malattia parassitaria sostenuta da nematodi appartenenti all’ordine Spirurida.
Gli adulti di Streptocara sp. vivono infissi nella mucosa dell’esofago, dell’ingluvie, del proventricolo, dello stomaco muscolare e della laringe provocando lesioni spesso mortali; la sintomatologia clinica dipende dalla localizzazione del parassita (10). Delle sette specie patogene (12), le due più spesso segnalate sono Streptocara crassicauda e Streptocara incognita. Il ciclo biologico di S. incognita è meno conosciuto rispetto a quello di S. crassicauda, ma secondo alcuni autori è probabilmente molto simile (13). S. crassicauda è in grado di parassitare uccelli appartenenti a vari ordini (12). Gli animali colpiti più frequentemente sono uccelli acquatici ed in particolar modo gli anatidi tuffatori (3), ma non mancano segnalazioni anche in specie di interesse zootecnico quali il pollo e la faraona (15). La spiccata sensibilità degli anatidi tuffatori alla malattia è legata sia al ciclo biologico del parassita sia alle abitudini alimentari di questi uccelli: il ciclo biologico di S. crassicauda prevede ospiti intermedi ed ospiti paratenici, che sono frequentemente preda di uccelli acquatici.
Gli ospiti intermedi sono crostacei anfipodi nel cui emocele le larve si sviluppano, raggiungendo lo stadio infettante in 19-25 giorni, a seconda della temperatura ambientale. Negli ospiti paratenici, pesci di varie specie, le larve di S. crassicauda si incistano in noduli intestinali dove permangono fino all’ingestione da parte di uccelli ittiofagi. Nell’ospite definitivo le larve di S. crassicauda si sviluppano molto velocemente e dopo due mute, nell’arco di 9-10 giorni, cominciano a deporre uova (2). Mentre S. crassicauda è considerata cosmopolita, la presenza di S. incognita è stata segnalata soltanto in Canada, USA, ex-Yugoslavia (7, 12) e Regno Unito (9).
Le infezioni sostenute da Mycoplasma gallisepticum nell’allevamento del tacchino da carne costituiscono un importante problema sia dal punto di vista sanitario che economico in quanto sono causa dell’aumento degli scarti alla macellazione, dell’aumento dell’indice di conversione e dei costi terapeutici. La sintomatologia è caratterizzata essenzialmente da rantoli respiratori, tosse, sinusite e aerosacculite (Ley e Yoder, 1997), quest’ultima in genere complicata dalla presenza di altri patogeni. L’insorgenza della malattia è lenta e presenta un decorso prolungato. Tutti questi aspetti rendono questa patologia una delle più dispendiose che l’industria avicola si trovi ad affrontare (Carpenter et al. 1981).
La profilassi vaccinale può costituire un valido strumento di contrasto soprattutto se applicata in zone dove Mycoplasma gallisepticum si presenta periodicamente e con caratteristiche endemiche.
Numerose specie aviarie allevate a scopo amatoriale sono state più volte descritte come sensibili alle infezioni da micobatteri (1,2,3). In anni recenti, le migliorate tecniche diagnostiche hanno permesso di individuare diverse specie, sottospecie e sierovarianti. di micobatteri. L’identificazione è stata ottenuta mediante convenzionali test biochimici e tramite la sequenziazione genomica. Accanto al Mycobacterium avium sono così stati individuati altri batteri alcool-acido resistenti, con predominanza, negli uccelli di allevamento amatoriale, di M. genavense, seguito da M. avium-intracellulare complex, M. fortuitum, M. tuberculosis, M. gordonae e M. nonchromogenicum (4).
La principale via di infezione negli uccelli è rappresentata dall’intestino. L’iniziale colonizzazione intestinale è seguita da una batteriemia subclinica che consente ai micobatteri di raggiungere il fegato per via portale e secondariamente i polmoni e poche altre sedi (milza, midollo osseo, sierose). Alla forma classica con tubercoli in diversi organi si associa nei volatili la forma paratubercolare con tipiche lesioni intestinali nodulari o diffuse ed infine si può riscontrare una forma non tubercolare difficile da riconoscere in sede autoptica (2).
Istologicamente negli organi colpiti sono presenti cellule macrofagiche disposte in aggregati di dimensione alquanto variabile a cui talvolta possono accompagnarsi infiltrati eterofilici e linfoplasmacellulari (4). Tali macrofagi sono caratterizzati da un ampio citoplasma anfofilo repleto di batteri alcool-acido restenti ben evidenti con colorazione di Ziehl-Neelsen (ZN). Nei passeriformi, che raramente sviluppano la forma tubercolare classica, esistono diverse sensibilità all’infezione; il cardinalino del Venezuela (Carduelis cucullata), ad esempio, risulta particolarmente sensibile (2,3). In tutte queste piccole specie, a cui appartiene anche il cardellino (Carduelis carduelis), il decorso clinico è spesso atipico e la sintomatologia può non essere evidente fino ad uno stadio avanzato della malattia. Si tratta comunque di sintomi aspecifici quali dimagramento, diarrea, epatomegalia fino alI’exitus.
Diversi trattamenti sono stati proposti per le infezioni da micobatteri negli uccelli. Queste cure non sono però raccomandabili per la totale inefficacia mostrata nei volatili dai farmaci antitubercolari adoperati in medicina umana nei confronti di questi microrganismi. Di tali farmaci mancano inoltre dati relativi alla farmacocinetica nelle singole specie aviarie. E’ da sottolineare che la prevalente localizzazione intestinale di M. avium e microrganismi correlati si traduce in una continua e massiccia contaminazione ambientale: ciò rappresenta un potenziale pericolo anche per l’uomo per il quale pure non sono noti appropriati metodi terapeutici (2).
In questi ultimi anni il problema delle mosche, nei comprensori con una concentrazione elevata di allevamenti zootecnici, ha suscitato notevoli problemi a vari livelli. Infatti, le conseguenze legate alla presenza di questi Ditteri hanno riflessi non soltanto per i produttori (fastidio degli animali con conseguente minore produttività, possibile diffusione di agenti patogeni), ma spesso coinvolgono anche cittadini abitanti nei dintorni di insediamenti zootecnici, che lamentano invasioni da parte delle mosche. La corretta gestione del problema delle mosche in contesti zootecnici passa attraverso il concetto di lotta integrata. Concetto che Italia non è ancora ben compreso. Il presente fascicolo nasce da una collaborazione tra più persone ed enti con lo scopo comune di trasmettere delle informazioni chiare e semplici su basi scientifiche. E’ rivolto agli allevatori avicoli nonché a tutti coloro che sono coinvolti nel controllo delle mosche.
Società Italiana di Patologia Aviare
Presidenza:
Prof. Mattia Cecchinato
mattia.cecchinato@unipd.it
Segreteria:
Prof.ssa Elena Catelli
elena.catelli@unibo.it
Segreteria Organizzativa:
MV Congressi S.p.A.
Via Marchesi 26 D – 43126 Parma
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