Atti dei convegni

13 Settembre 2021

2021 – EFFETTI DELLE PROFILASSI ANTIMICROBICHE SUL MICROBIOTA INTESTINALE E SULLA BARRIERA INTESTINALE IN POLLI BROILER

Il corretto funzionamento della barriera intestinale nel pollo da carne è di notevole importanza per garantire la crescita in salute dell’animale (Dal Pont et al., 2020). Questa complessa barriera è responsabile della difesa dell’intestino ed è composta da microbiota intestinale, enterociti e immunità mucosale (Pawłowska and Sobieszczańska, 2017; Iacob and Iacob, 2019). Disordini gastroenterici possono alterare la barriera intestinale ed avere conseguenze negative sulle performance produttive, il benessere animale e la mortalità (Dal Pont et al., 2020; Tabler et al., 2020). Inoltre, è stato recentemente chiarito che l’alterazione dell’omeostasi intestinale può attivare a cascata i pathway capaci di innescare uno stato infiammatorio (Dal Pont et al., 2020). Il microbiota intestinale costituisce la prima linea di difesa della barriera intestinale ed è costituito da una complessa comunità microbica, in rapporto di simbiosi con il proprio ospite (Kers et al., 2018; Iacob and Iacob, 2019; Le Roy et al., 2019). Infatti, il microbiota intestinale può influenzare diverse funzioni dell’ospite, tra cui la digestione delle sostanze nutrienti, l’immunità e il metabolismo (Xiao et al., 2017). L’impiego di sostanze antimicrobiche (AM) in allevamento può alterare la composizione del microbiota e di conseguenza influire sulla salute intestinale (Xiong et al., 2018). In questi anni si è riscontrata crescente preoccupazione nei confronti dell’utilizzo degli AM negli allevamenti animali, a causa del preoccupante aumento nell’uomo di infezioni mediate da patogeni resistenti (Mehdi et al., 2018). Tuttavia, l’utilizzo di AM può avere conseguenze dirette sugli animali allevati e in particolare sul microbiota intestinale causando disbiosi (Y u et al., 2017; Zhang et al., 2017) e conseguente calo della risposta immunitaria e perdita della permeabilità e integrità intestinale (Iacob and Iacob, 2019). Lo scopo principale di questo studio è stato quello di valutare gli effetti di diversi protocolli di profilassi antimicrobica sul microbiota e sulla barriera intestinale dei polli broiler. A tale scopo le comunità microbiche di ileo e cieco sono state analizzate mediante la tecnica di sequenziamento 16S rRNA gene. Gli effetti dei trattamenti sulla barriera intestinale sono stati valutati mediante istopatologia con l’ausilio di uno scoring system.

13 Settembre 2021

2021 – PROVE IN VITRO DI EFFICACIA ANTIMICROBICA DI ALLIUM SATIVUM NEI CONFRONTI DI SALMONELLA ENTERICA SUBSP. ENTERICA SEROVAR ENTERITIDIS

Negli ultimi anni si è assistito ad un interesse crescente verso modalità di controllo di potenziali patogeni negli allevamenti zootecnici, alternative all’uso del farmaco al fine di ridurre il rischio di insorgenza di fenomeni di antibiotico-resistenza. Sono state incrementate le misure di biosicurezza, sono stati elevati gli standard igienico-sanitari all’interno degli allevamenti, sono state regolate le densità degli animali e si è assistito ad un maggior ricorso alla profilassi vaccinale anche per la prevenzione di alcune forme batteriche.
La possibilità di ricorrere a sostanze naturali, o ai loro derivati, come alternativa all’uso di antibiotici ha inoltre spinto la comunità scientifica ad indagare circa la loro potenziale efficacia. Lo zenzero e la curcuma hanno proprietà antibatteriche (Ibrahim et al., 2004). La cannella è stata utilizzata come rimedio naturale nei confronti di nausea, raffreddore e manifestazioni enteriche attribuite a virus. L’aloe sembra avere capacità antinfiammatorie, antiossidanti, ipoglicemizzanti e antibatteriche (Fani e Kohanteb, 2012). Il neem, grazie ai suoi componenti, presenta effetto antifungino, antipiretico, antinfiammatorio, antiartritico, diuretico, immunomodulatore (Biswass et al., 2002) e si è dimostrato inoltre efficace nei confronti di parassiti, insetti e artropodi ematofagi (Camarda et al., 2018). La propoli e il polline si sono rivelati validi antibatterici, antimicotici, antivirali e hanno dimostrato di avere poteri analgesici, antinfiammatori, immunostimolanti e antiossidanti (Babinska et al., 2012). Anche l’olio essenziale di menta ha un’efficace attività antibatterica, in particolare nei confronti di Salmonella enterica subsp. enterica serovar Enteritidis e Listeria monocytogenes (Tassou et al., 1995). Alcuni studi hanno evidenziato che l’aglio riduce la glicemia ed il colesterolo ematico ed ha attività antinfiammatoria e anticancerogena. Inoltre, l’aglio sembra avere capacità antibatteriche nei confronti di alcuni ceppi di Escherichia coli, Salmonella enterica subsp. enterica serovar Typhi, Staphylococcus aureus e Bacillus cereus meticillino-resistenti (Jeong et al., 2014).
Considerate tali potenzialità, lo scopo di questo lavoro è stato quello di valutare l’efficacia dell’aglio nei confronti di ceppi di Salmonella enterica subsp. enterica serovar Enteritidis (S. e. subsp. e. ser. Enteritidis). Questo germe è un potenziale patogeno per il pollame, in cui può indurre quadri morbosi caratterizzati da enteriti, cali di produzione e mortalità ma, attraverso la contaminazione di carne e uova, è anche responsabile di tossinfezioni alimentari nell’uomo.

13 Settembre 2021

2021 – RUOLO DELLE INFEZIONI DA ESCHERICHIA COLI NELLE PERFORMANCE DI ANIMALI COMMERCIALI DELLA SPECIE GALLUS GALLUS

La colibacillosi è una delle patologie dei polli da carne ovaiole e riproduttori che maggiormente causa perdite economiche e mortalità (Camarda, 2009). Spesso si considera Escherichia coli come un batterio di irruzione secondaria o di isolamento occasionale la cui patogenicità si esprime dopo disequilibri o disfunzioni dell’apparato respiratorio o immunosoppressione o altre cause infettive o non infettive. In situazioni critiche in cui i trattamenti antibiotici non risultano risolutivi si pensa ad un approccio immunologico soprattutto in animali di pregio con performance non ottimali o in quelle situazioni critiche in cui per motivi di resistenza o commerciali i trattamenti antibiotici sono da evitare (Düngelhoef et al., 2014; Fischer et al., 2017). Diversi studi hanno dimostrato i vantaggi ottenuti sulle performance con un’immunità attiva cellulo-mediata con un vaccino vivo per E. coli deleto del gene aro A e l’economicità del gruppo in diverse situazioni (La ragione et al., 2013; Mombarg et al., 2014, Alberti 2016, Alberti et al., 2019), altri studi hanno dimostrato come la presenza di un vaccino vivo per E. coli modifichi il microbioma intestinale e apporti dei benefici economici diretti ed indiretti in più categorie produttive che giustificherebbe un approccio immunologico di routine in ogni pollo (Smialek et al., 2020) o tacchino (Chrétien et al., 2021).
In questo studio abbiamo analizzato allevamenti moderni con un buon management in tre categorie commerciali: riproduttori, ovaiole commerciali e polli da carne standard, confrontando i risultati degli animali con o senza immunità attiva verso E. coli.

13 Dicembre 2020

2020 – DIAGNOSI MOLECOLARE DELLA BRONCHITE INFETTIVA AVIARE: COME LA SCELTA DEL PROTOCOLLO E LA CONCENTRAZIONE VIRALE POSSONO INFLUENZARE L’IDENTIFICAZIONE E LA CARATTERIZZAZIONE DEL VIRUS IN PRESENZA DI COINFEZIONI

La Bronchite Infettiva è una delle patologie più comuni nell’ambito della produzione avicola, con un forte impatto economico sull’allevamento ascrivibile alle minori performance produttive, alle misure di profilassi e contenimento, ma anche ai costi di monitoraggio e diagnosi. La complessità nella gestione di questa malattia è determinata principalmente dalla notevole variabilità genetica dell’agente eziologico, il virus della Bronchite infettiva (IBV), che ha dato origine alla comparsa di numerose varianti (Valastro et al., 2016). Queste caratteristiche rendono spesso necessario lo sviluppo di approcci diagnostici alternativi e di strategie vaccinali adattate alla situazione epidemiologica locale e talvolta alla singola azienda.
Fin dalla comparsa di questo virus, la ricerca di protocolli vaccinali efficaci è stata incessante. Numerosi studi condotti per valutare la cross-protezione tra ceppi hanno portato all’individuazione di alcune combinazioni di varianti vaccinali in grado di garantire un ampio livello di protezione nei confronti di un buon numero di ceppi comunemente circolanti (Cook et al., 1999). Vero è che la comparsa di una nuova variante spesso comporta la revisione del protocollo vaccinale, al fine di assicurare un’adeguata risposta immunitaria degli animali.
Il protocollo vaccinale che di consueto viene adottato è basato sulla somministrazione simultanea di almeno due vaccini vivi attenuati, di cui uno generalmente è rappresentato da un ceppo GI-I (Mass) e l’altro da uno di tipo GI-13 (793B) (Cook et al., 1999; Awad et al., 2016; Terregino et al., 2008), oppure derivato da ceppi indigeni circolanti sul territorio in modo da introdurre nella vaccinazione una componente omologa. In particolare in Italia, dove la circolazione del lineage GI-19 (QX) è predominante e fortemente penalizzante, la combinazione di vaccini Mass e QX risulta largamente utilizzata (Franzo et al., 2017; Franzo et al., 2020). In questo contesto si rivela quindi indispensabile considerare il piano di vaccinazione nell’interpretazione dei dati epidemiologici e dell’esito degli approfondimenti diagnostici. È stato infatti dimostrato che ceppi vaccinali in replicazione possono essere identificati ad alti titoli anche in fasi avanzate del ciclo produttivo (Tucciarone et al., 2018) e che la persistenza a livello locale di alcuni genotipi può essere causata dalla vaccinazione (Franzo et al., 2014). Inoltre, anche in presenza di condizioni epidemiologiche similari, uniformare i programmi vaccinali sul territorio rimane complicato (Legnardi et al., 2019). Questi elementi, insieme alla circolazione di ceppi di campo, rendono pressoché inevitabile la contemporanea presenza di più varianti nello stesso animale o allevamento e complicano la diagnosi, specialmente quando questa è eseguita su pool di campioni ottenuti da soggetti diversi.
Allo scopo di poter individuare il maggior numero di ceppi presenti in un campione diagnostico, numerosi laboratori adottano un panel di metodiche real time RT-PCR specifiche per i diversi lineage. Questo approccio però raramente è in grado di discriminare l’origine vaccinale o di campo del lineage rilevato, rendendo talvolta necessario il ricorso a metodiche di RT-PCR classiche seguite da sequenziamento nel tentativo di ottenere una più fine caratterizzazione. L’approccio diagnostico resta comunque eterogeneo, sia nell’algoritmo procedurale sia nelle metodiche adottate (Monne, 2016). Partendo dalle criticità sopra descritte, il presente studio compara tre delle metodiche di RT-PCR più comunemente usate, allo scopo di valutare differenze nell’outcome diagnostico dopo sequenziamento di campioni creati ah hoc per mimare il frequente scenario di “coinfezione” di un campione diagnostico.

13 Dicembre 2020

2020 – TIPIZZAZIONE MOLECOLARE DI ISOLATI ITALIANI DI MYCOPLASMA SYNOVIAE: RISULTATI PRELIMINARI

Mycoplasma synoviae (MS) è un microrganismo considerato patogeno e possibile causa di importanti perdite economiche nell’industria avicola. Può trasmettersi sia per via verticale dai riproduttori alla progenie, che orizzontale tra individui dello stesso allevamento e diversi allevamenti. MS causa sinusite e forme respiratorie principalmente in polli e tacchini, nelle galline ovaiole può anche dare origine all’anormalità dell’apice dell’uovo (EAA) con conseguenti perdite economiche (1). Gli strumenti finalizzati al contenimento della diffusione di MS attualmente a nostra disposizione, risultano essere la biosicurezza, l’invio al macello dei gruppi di animali risultati MS positivi ed infine i trattamenti antibiotici che possono contribuire a mitigare l’impatto dell’infezione sulle performance, ma non possono tuttavia eliminare la possibilità di diffusione. In particolare, nel campo della biosicurezza risulta fondamentale la conoscenza del patogeno poiché solamente attraverso un’approfondita conoscenza delle vie di trasmissione è possibile trovare sistemi atti a contrastarne la diffusione. Ad esempio, identificare la possibile sorgente dell’infezione e la modalità di diffusione rappresentano una parte integrante nella gestione del sistema finalizzato ad imparare dal passato per prevenire futuri focolai. Sicuramente la diagnosi precoce risulta molto utile per il controllo dei focolai di MS e, associata alla tipizzazione di tipo molecolare, può diventare un valido strumento per differenziare i ceppi di MS circolanti e quindi anche le possibili fonti di diffusione. Nel corso degli ultimi anni, differenti metodiche molecolari sono state messe a punto per poter discriminare i differenti ceppi di MS. Il metodo di più ampio impiego è stato sicuramente quello proposto da Bencina et al., 2001 (2) e successivamente perfezionato da Hammond et al., 2009 (3) che prevede l’analisi GTS (gene targeted sequencing) della regione conservata al 5’ del gene variable lipoprotein and hemagglutinin A (vlhA), presente in singola copia nel genoma di MS. Questo metodo possiede un alto potere discriminatorio ed è sicuramente molto utile per differenziare ceppi non correlati tra loro ma, vista l’elevata pressione selettiva a cui è sottoposto il gene target risulta difficile stabilire una correlazione evolutiva tra i ceppi (4). Per questo, recentemente, sono state introdotte nuove metodiche molecolari come le metodiche MLST (Multi-Locus Sequence Typing), MLVA (Multiple-Locus Variable-tandem repeats Analysis) e il Core Genome Multi-Locus Sequence Typing (cgMLST) (4, 5, 6 e 7). Le metodiche MLST basate sull’analisi di geni housekeeping rappresentano una risorsa molto utile perché consentono una condivisione dei dati ottenuti. La metodica MLST basata sull’analisi di 7 geni (4) è a tutt’oggi quella che ha avuto una maggior diffusione proprio grazie alla disponibilità di un database pubblico (PubMLST) in cui è possibile analizzare le sequenze e condividere in maniera univoca eventuali nuovi profili genetici identificati. I sette geni di interesse (adk, atpG, efp, gmk, nagC, ppa, recA) vengono amplificati e sequenziati e ogni differente sequenza allelica viene identificata da un numero univoco. La combinazione di questi alleli crea un “sequence type” (ST) numerico che identifica il ceppo MS analizzato. Scopo del presente lavoro è stato quello di valutare ed analizzare, tramite analisi GTS sulla regione conservata del gene vlhA (GTS vlhA) e MLST con protocollo a 7 geni, i ceppi circolanti nel territorio italiano dal 2010 al 2020 al fine di fornire utili spunti applicativi per la corretta scelta della tipologia di analisi da effettuare e dare quindi una panoramica del contesto italiano.

13 Dicembre 2020

2020 – CONFRONTO TRA PIANI VACCINALI TRADIZIONALI E RHVT PER MALATTIA DI GUMBORO NEL BROILER: SIEROLOGIA E PERFORMANCE IN CAMPO

La Malattia di Gumboro o Bursite Infettiva (IBD) è una patologia immunosoppressiva che presenta come organo target la Borsa di Fabrizio. Al momento si conoscono 2 sierotipi di IBDV: sierotipo 1, patogeno con virulenza variabile a seconda del ceppo e sierotipo 2 avirulento (1). L’unico modo per controllare IBDV ed evitare problemi di immunosoppressione nel pollo è la vaccinazione. Sul mercato al momento sono disponibili 2 grosse categorie di vaccini: i vaccini vivi attenuati (formulazione normale o ad immunocomplessi) e vaccini vettorizzati, che impiegano l’herpesvirus del tacchino (HVT) sia per immunizzare nei confronti della Malattia di Marek che per esprimere VP2, proteina molto immunogena di IBDV , in grado di indurre una risposta immunitaria anche nei confronti di IBD (2). Per avere una buona protezione la qualità della vaccinazione è essenziale. Se si vaccina con vaccini tradizionali il momento in cui viene eseguita la vaccinazione è fondamentale: se si vaccina troppo presto gli anticorpi di origine materna possono bloccare il vaccino e rendere la vaccinazione inefficace, se al contrario si vaccina troppo tardi si rischia di lasciare una finestra di sensibilità a IBD. La “Formula di Deventer” è uno strumento che a partire dal titolo anticorpale dei pulcini di un giorno di età e del vaccino (vaccini meno attenuati riescono a superare prima la barriera data dagli anticorpi materni) è in grado stimare la data ideale per la vaccinazione (3). Per quanto riguarda invece i vaccini rHVT, l’uso di dosi ridotte è una pratica adottata comunemente in campo per ridurre i costi, ma può avere effetti anche molto importanti sull’efficacia del vaccino (4, 5).
Lo scopo di questo studio è confrontare la risposta immunitaria nei confronti IBDV a seguito dell’impiego di 3 piani vaccinali differenti: vaccino tradizionale con data di vaccinazione determinata in base alla Formula di Deventer, vaccino rHVT-ND-IBD somministrato a dose dimezzata, vaccino rHVT-ND-IBD somministrato a dose intera.

13 Dicembre 2020

2020 – BATTERI ENTEROPATOGENI E ANTIBIOTICO-RESISTENZA NEL GABBIANO REALE (Larus michahellis)

Il gabbiano reale zampegialle (o gabbiano reale mediterraneo) (Larus michahellis) è considerato un animale opportunista in grado di adattarsi a differenti tipi di ambiente. La popolazione italiana del gabbiano reale, così come in molti altri paesi del mediterraneo, ha subìto un forte incremento durante la seconda metà del 1900. La popolazione nidificante, stimata in 24.000-27.000 coppie nidificanti nel 1983, ha raggiunto 45.000-60.000 coppie all’inizio del 2000, mostrando un aumento del 58-125%. Tale incremento sembrerebbe legato prevalentemente a due fattori: la diminuzione della persecuzione diretta dell’uomo sulle colonie di gabbiani e l’aumento delle risorse trofiche legate alle attività antropiche (Serra et al., 2016). In aggiunta, diversi report considerano questi volatili dei potenziali vettori di alcuni agenti patogeni nonchè ospiti di mantenimento di batteri antibioticoresistenti (Franklin et al., 2020) come riportato da diverse indagini condotte in differenti paesi europei (Moore et al., 2002; Stedt et al, 2014; Migura and Garcia et al., 2017; Moré et al., 2017; Barguigua et al., 2019). Tuttavia, sono presenti pochi studi analoghi effettuati in Italia su questa tematica. La presente indagine, pertanto, è stata condotta con l’obiettivo di esaminare il ruolo del gabbiano come potenziale vettore di agenti zoonotici nonchè come potenziale reservoir di ceppi antibioticoresistenti. Nello specifico, questo studio ha focalizzato l’attenzione sulle popolazioni di gabbiano reale zampegialle nella città di Napoli al fine di valutare la prevalenza di Campylobacter spp., Salmonella spp., Escherichia coli produttori di shigatossine e Yersinia spp., e di stimarne la relativa antibioticoresistenza.

13 Dicembre 2020

2020 – STUDIO DEI FATTORI DI VIRULENZA E PROFILO DI ANTIMICROBICO-RESISTENZA IN CEPPI DI ESCHERICHIA COLI ISOLATI DA GALLINE OVAIOLE DA CONSUMO

La colibacillosi, è la malattia batterica più comune nel pollame ed è correlata ad ingenti perdite economiche del settore avicolo. La problematica è particolarmente sentita negli allevamenti che prevedono cicli produttivi lunghi, come per la gallina ovaiola, in relazione al fatto che tende ad endemizzare e divenire difficilmente debellabile. Per il controllo dell’infezione, risultano fondamentali adeguate strategie di management aziendale  volte a ridurre l’impatto dei fattori predisponenti la malattia, ma spesso, è necessario il ricorso all’utilizzo di trattamenti con antimicrobici (Barnes et al., 2009; Camarda, 2009). Tuttavia, l’incremento dell’insorgenza dei ceppi di Escherichia coli con resistenze multiple nei confronti di varie classi di antimicrobici, favorisce il fallimento dei trattamenti terapeutici ed una pressione selettiva nei confronti dei ceppi resistenti (Sgariglia et al., 2019; Xu et al., 2019)indiscriminate use of antibiotics may lead to therapy failure and economic losses for the breeder. The aims of this study were to, determine the antibiotic resistance of Escherichia coli isolates, evaluate the correlation between E. coli isolation and systems of breeding included in this study, and identify the avian pathogenic E.coli (APEC. Ad oggi, l’antimicrobico-resistenza è considerata uno dei rischi più emergenti e preoccupanti per la salute pubblica a livello globale; per ridurre l’incidenza di questo fenomeno è fondamentale un approccio OneHeath, basato sulla stretta relazione tra la salute umana, animale ed ambientale (ECDC, 2019). Gli APEC (Avian PathogenicEscherichia coli) più comunemente isolati in corso di colibacillosi, appartengono a vari sierogruppi tra cui O1, O2, O8, O15, O18, O35, O78, O88, O109 ed O115 (Dho-Moulin&Fairbrother, 1999) polyserositis, septicemia and other mainly extraintestinal diseases in chickens, turkeys and other avian species. APEC are found in the intestinal microflora of healthy birds and most of the diseases associated with them are secondary to environmental and host predisposing factors. APEC isolates commonly belong to certain serogroups, O1, O2 and O78, and to a restricted number of clones. Several experimental models have been developed, permitting a more reliable evaluation of the pathogenicity of E. coli for chickens and turkeys. Hence, virulence factors identified on APEC are adhesins such as the F1 and P fimbriae, and curli, the aerobactin iron sequestering system, K1 capsule, temperature-sensitive hemagglutinin (Tsh ed i ceppi isolati in Europa sono risultati nel 56,5% appartenenti a sei sierogruppi (O1,O2, O5, O8, O18 e O78) (Schouler et al., 2012)an extensive characterization of 1,491 E. coli isolates was conducted, based on serotyping, virulence genotyping, and experimental pathogenicity for chickens. The isolates originated from lesions of avian colibacillosis (n = 1,307. Attualmente, in letteratura non sono presenti molti studi che indagano la prevalenza dell’antimicrobico-resistenza negli E. coli, ed in particolare negli Avian Pathogenic Escherichia coli (APEC) in Italia (Sgariglia et al., 2019)indiscriminate use of antibiotics may lead to therapy failure and economic losses for the breeder. The aims of this study were to, determine the antibiotic resistance of Escherichia coli isolates, evaluate the correlation between E. coli isolation and systems of breeding included in this study, and identify the avian pathogenic E.coli (APEC. Lo scopo del presente studio è stato quello di valutare le caratteristiche fenotipiche relative al pattern di antimicrobico-resistenza, identificare il sierogruppo di appartenenza ed effettuare una valutazione genotipica dei geni di virulenza APEC in ceppi di Escherichia coli isolati da casi clinici di colibacillosi in galline ovaiole provenienti da allevamenti intensivi italiani, prevalentemente allocati in Emilia Romagna. Si è inoltre valutata l’eventuale  correlazione tra i risultati ottenuti dai parametri studiati (antimicrobico-resistenza, sierogruppo, fattori di virulenza degli APEC).

13 Dicembre 2020

2020 – EVIDENZE SIEROLOGICHE DI CIRCOLAZIONE DI METAPNEUMOVIRUS A VIARE SOTTOTIPO C IN GERMANI REALI IN NORD ITALIA

Il Metapneumovirus aviare (aMPV) è un virus a singolo filamento di RNA a polarità positiva e dotato di envelope, unico esponente dell’omonimo genere della famiglia Pneumoviridae oltre al Metapneumovirus umano (hMPV) (1). Descritto per la prima volta nel 1979 in Sud Africa (2), è oggi ampiamente diffuso a livello globale. aMPV è l’agente eziologico di una sindrome respiratoria dalla presentazione caratteristica ma non patognomonica a cui ci si riferisce con diversi nomi, tra cui rinotracheite aviare (ART), rinotracheite del tacchino (TRT), e, nel pollo, sindrome della testa gonfia (SHS). Il virus è inoltre associato a problematiche riproduttive con ripercussioni negative sulla produzione e qualità delle uova. L’impatto economico e sanitario del virus è di particolare rilevanza per l’allevamento del tacchino, ma una crescente attenzione e preoccupazione nei confronti di aMPV si osserva anche nel settore del pollo da carne (3). Tra le specie, domestiche o selvatiche, suscettibili o risultate positive con metodiche molecolari ad aMPV si annoverano anche anatre, oche ed altri anatidi, gabbiani, faraone e passeri (4, 5, 6); una sieroconversione a seguito dell’esposizione al virus è stata inoltre osservata in piccioni, struzzi, fagiani, corvidi e varie altre specie (7, 8, 9).
Sono ad oggi noti quattro distinti sottotipi di aMPV (A, B, C e D), i quali differiscono a livello genetico, antigenico e in termini di localizzazione geografica e di spettro d’ospite: aMPV-A e -B sono i due sottotipi di maggior rilevanza, e appartengono ad un cluster separato rispetto ad aMPV-C, il quale è geneticamente più vicino a hMPV, con cui si ipotizza condivida l’origine (10). All’interno del sottotipo C sono inoltre individuabili due lineage, uno ritrovabile in Nord America ed uno in Europa e Asia (11). Il sottotipo D è infine stato identificato una sola volta, retrospettivamente, in campioni francesi degli anni ‘80 (12).
Tra i diversi sottotipi esistono marcate differenze in termini di spettro d’ospite: in un recente studio che prevedeva una serie di infezioni sperimentali con i diversi sottotipi, i tacchini sono risultati sensibili ai sottotipi A, B, D ed al lineage Nordamericano di aMPV-C; nelle anatre l’unica suscettibilità osservata è stata quella nei confronti del lineage Eurasiatico del sottotipo C; nel pollo, i sottotipi A e B sono stati in grado di indurre sintomatologia, mentre il sottotipo D ha determinato una sieroconversione ed è stato possibile isolare aMPV-C, seppur in assenza di sieroconversione o di positività a livello molecolare (13). In uno studio precedente, un ceppo classificato come aMPV-C è stato isolato in Cina in broiler con sintomatologia respiratoria (14), ma non è possibile determinare a quale dei due lineage appartenesse.
Il quadro epidemiologico di aMPV presenta alcuni punti che restano ancora oscuri, in primis in merito al grado di suscettibilità di varie specie minori e al possibile coinvolgimento di animali selvatici migratori nella diffusione del virus.
Per ottenere informazioni riguardo la potenziale circolazione dei vari sottotipi in Italia, uno studio pilota è stato condotto con metodiche sierologiche specifiche su anatre allevate intensivamente nel Nord Italia.

13 Dicembre 2020

2020 – VALUTAZIONE DELL’IMPATTO DELLA FERTILIZZAZIONE CON POLLINA DI ALLEVAMENTI DI POLLI DA CARNE SULLE COMUNITÀ MICROBICHE E SU GENI DI RESISTENZA DI TERRENI AGRICOLI

Il letame derivato dall’allevamento intensivo è comunemente impiegato in agricoltura come fertilizzante per migliorare la qualità del suolo (Das et al., 2017)the role of different livestock composts [composted cattle manure (CCM. Tuttavia, le comunità microbiche del letame possono influenzare il microbioma del suolo, direttamente attraverso la competizione o indirettamente contribuendo alla diffusione della resistenza ai farmaci antimicrobici (AMR). La misura in cui il microbioma del letame influenza la comunità microbica del suolo rimane poco chiara. Infatti, sebbene alcuni studi indichino che l’applicazione del letame alteri in modo significativo il microbioma del suolo (Stocker et al., 2015; Zhang et al., 2020), altri hanno riportato cambiamenti nella composizione microbica limitati a pochi taxa (Lopatto et al., 2019).
I farmaci antimicrobici sono stati ampiamente utilizzati per diversi decenni nell’allevamento intensivo, venendo eliminati come tali o come metaboliti attivi o inattivi dagli animali, mediante feci ed urine (Wei et al., 2011; Xia et al., 2019). A seguito di fertilizzazione del suolo, gli antimicrobici possono diffondersi nell’ambiente circostante, causando l’eventuale comparsa di batteri resistenti e di geni di resistenza (ARG) (Hou et al., 2015; Munk et al., 2018; Qiao et al., 2018; Rovira et al., 2019; Xia et al., 2019). La diffusione di ARG nell’ambiente rappresenta una grande preoccupazione per la salute pubblica poiché possono trasferirsi all’uomo a seguito di dispersione nei corsi d’acqua, attraverso il deflusso e il drenaggio dal suolo, o entrando nella catena alimentare (Berendonk et al., 2015; Hruby et al., 2016; Marti et al., 2014; Pruden et al., 2012). Nel presente studio, abbiamo valutato l’impatto dell’applicazione di pollina proveniente da allevamenti avicoli sulla concentrazione di antimicrobici, sulla composizione delle microbioma e sull’abbondanza dei ARG nel suolo agricolo.
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